COVID-19

'COVID-19'; 70x70; altorilievo su tela; resina, gesso, acrilico (2020)

'COVID-19'; particolare

                                                         
                                            INVISIBLE SELF


"Invisible Self"(35x50) disegno a mina e micromina (2019)

Un ‘graphic diary in progress’ (ri)composto da stati d’animo, luoghi, ricordi, fantasticherie, riflessioni sul sé e gli altri. Un disegno può racchiudere il tutto.
                                     

"Invisible Self"(35x50) disegno a mina e micromina (2019)


Fughe, risvegli, spettri irrisolti. Aperture di cellar door.

Uno sguardo, un fermo immagine fuori dal mondo ma allo stesso tempo assolutamente dentro la realtà.


"Invisible Self" (35x50) disegno a mina e micromina (2019)


Pensieri che irrompono in una dimensione apparentemente straniante.


"Invisible Self" (35x50) disegno a inchiostro di china (2019)



"Invisible Self" (35x50) disegno a mina e micromina (2019)




I DIVORATORI (THE DEVOURERS)

I divoratori” (120x60), assemblage, gesso, acrilico su tela, 2014


“Interrogata ben bene la nostra coscienza abbiamo stabilito di divorarti a causa della tua disubbidienza” (Porcile, Pier Paolo Pasolini)

Questo è il tempo dei divoratori.
Chi mangia s’ingozza senza pietà, chi viene mangiato svanisce ingrassando infami ingordi. 
Assenza d’ardimento. Desolante sopraffazione.
Non c’è volontà, non c’è coscienza, non c’è  sincerità, non c’è reazione anche se tutti cadremo nella divorazione della terra.

"I divoratori" (2014) - particolare

Dopo la pelle la carne, dopo la carne le ossa, dopo le ossa i piccoli resti.
Un torbido impasto. Nella distesa dell’indefinito canuto la materia, per non morire, rigurgita e si rimescola senza pace.
Una criminalità permanente. Rumore di denti che masticano, rumore di gole che inghiottono colui che a sua volta vuole saziarsi; frammenti di carni, insetti che scavano.

L’arte è affamata.                                                                    (Testo di Maddalena Marinelli)

"I divoratori" (2014) - particolare



"I divoratori" (2014) - dettaglio


"Io sono un' isola - Ritratto della mia anamnesi" 25x30, Assemblage/micro-installazione (2012)



   IO SONO UN’ISOLA – RITRATTO DELLA MIA ANAMNESI

“Quel che la mente può concepire e credere, la mente può raggiungere”   (Clement Stone)

L’atto della memoria è una pratica artistica per eccellenza. L’arte permette di evitare che il mio inconscio s’ingravidi di deformi bestie nere. E’ il mio idolo dell’ascolto. Ogni volta che ritrovo quel luogo segreto mi permette di ritrarlo. Aspira le mie reminiscenze. Ri-genera l’itinerario più credibile della mia memoria. Accoglie e trasfigura ogni dolore, sfogo, caduta e qualsiasi esternazione di stati d’animo. Divora parole, segreti, odori, sapori. Conoscere significa dunque ricordare? Nei miei sogni ricorrenti io sono un’isola accettata dalle acque e rinfrancata nel guardare verso l’infinità del mare aperto in cui passato e presente pacano i loro influssi.
Si fa naufragio verso qualcosa d’intimo  ma allo stesso tempo universale.




Al centro c’è“L’Io dilaniato”ricomposto in un totem. Le parti organiche si compenetrano con quelle inorganiche. Sul retro s’insinuano “Le tentazioni dell’oblio” che minacciano  l’elaborazione critica della memoria. Dimenticare il dolore è vano perchè genera il suo risveglio in altre forme.  Nei quattro angoli la cinta magica degli  “Oggetti sensibili” che evocano la perdita di un’amicizia, di una persona cara, di un amore e dell’infanzia. Un male chiuso ma presente.  ( Testo di M. Marinelli) 
"Transit/Il rito del passaggio" 30x20, Assemblage/micro-installazione (2009)


TRANSIT / Il rito del passaggio  
Testo di  Maddalena Marinelli
          
          “La morte trasforma la vita in destino” (A. Malraux)

            Nascita-Morte-Rinascita (?)
Questo è un viaggio nell’impossibile, nell’ignoto. Per sempre immaginato e senza giusta destinazione.
La morte è la fine “il non è” il “non essere” oppure è un transit verso una nuova esistenza.
Attraversare una soglia. La porta del confine.
Riaprire gli occhi percependosi in nuova forma, perdere forse il corpo, lo spazio e il tempo ritrovandosi nel luogo sconosciuto. Smarriti, soli ma ancora vivi. Si proverebbe paura o libertà?
Il paesaggio ai nostri occhi si presenterebbe come isole d’ombra o sentieri luminosi?



Il “fine” lo lascio sognare a quel perverso harem della vostra mente, vi offro il “mezzo”, uno stargate primordiale.
Non si sa dove potrà condurre l’una o l’altra strada,  perché la scelta c’è ma è  qualcos’altro  il caos, il destino, l’alieno che guida l’uomo come l’Alice di Carroll che sceglie di mangiare quel biscotto o di bere quell’intruglio o di seguire quel sentiero ma senza mai sapere cosa gli accadrà veramente. Questo è un gioco senza regole e il senso è ignoto al giocatore.
           Ogni nostro cercare è senza scopo.
           E’arrivata l’ora del tè dal Cappellaio…
           Nel vuoto di questa confusione e di questa follia..
           sogno di lieta partenza e buon arrivo nel vostro altrove.       
           C’è molto in un mondo nuovo e altrettanto in quello che si abbandona.
           La libertà di scelta è esistenza.                                                                 

            “Spero che la dipartita sia gioiosa. E spero di non tornare mai più” (F.Kahlo)

CLOWNFOBIA 2012


"Clownfobia" 35x50, foto digitale (2012)

L’immagine del clown è l’emblema  di tutto quello che nasconde la sua vera identità. Ognuno di noi è abituato alla falsità, sia a riceverla che a darla. Siamo sempre più lontani dal vero in una società marcita da sovradosaggi di futilità. Nelle orbite oculari ormai vuote del clown, dal volto sfatto, appaiono le frasi: LET ME ESCAPE e OUT OF THE PIT. Sono i titoli di due poesie di Dylan Thomas. Queste frasi possono essere intese sia congiunte che disgiunte è l’s.o.s., il  grido d’aiuto, la ricerca della via di fuga dalla maschera che abitiamo. Ulteriormente la figura del clown si rifà ad una terza poesia di Dylan Thomas. Al bello e triste sogno  di Clown in the moon in cui l’intensità del dolore provato crea quella sospensione astrale in cui sembra che si possa riuscire a polverizzare la terra solo sfiorandola.

(Testo di Maddalena Marinelli)